Fausto Lorenzi
"Roberto Ciroli dirige il circo della creazione"
Giornale di Brescia- 3 Marzo 2010

[…] Sono "teatrini" o "cornici" di sculture in materiali poverissimi,cioè essenziali, a inscenare racconti fantastici. Storielle di filo e carta o poco più, cariche d'ammicco e ironia, che non invadono lo spazio, ma lo modulano, attraverso una sorta di "disegno incarnato" nella materia sottile di spago, ferro, legno, cartapesta ,cellulosa, nylon.

L'autore riprende l'equilibrio precario e periclitante di sue precedenti giostre e altalene di figure chiamate a reggersi acrobaticamente sul grottesco e sul nonsense, o anche chiuse in gabbie da circo o girelli da fanciulli, per evocare qui temi e opere "canoniche" della storia dell'arte fatte scivolare in una regione ambigua e demistificante, soggetta a leggi fragili, in bilico.

Certo questi teatrini evocano ancora la lontana lezione di quelli di Melotti, abitati da messaggeri celesti e demonietti impazziti che si prendono gioco del mondo.

Sponde mobili e irrequiete tra pesantezza terrestre e leggerezza aerea, perché "il dubbio della creazione" sottrae la concezione dell'opera d'arte a ogni aura sacrale, ad ogni "monumentalità", per restituirla a manualità e giocosità primarie, in cui i personaggi si agitano appesi a fili di nylon come marionette, accordati tramite chiavi per ukulele,a dire che ciascuno deve darsi il giusto "temperamento" al suo approccio all'arte.


CIDAC arte contemporanea
Presentazione alla mostra "Cicloeliomobili a levitazione indotta"
10 Marzo – 7 Aprile 2006

Proseguendo in un discorso di epurazione della forma, la figura umana è ancora una volta la protagonista delle installazioni di Roberto Ciroli. Figure colte nella loro matericità di carta pesta colorata, creature a loro agio in un mondo bizzarro, surreale e ludico che, attraverso la parodia, allude alla nostra contemporaneità.

Questi uomini sospesi che fluttuano in insoliti atteggiamenti dinamici nelle loro "cicloeliomobili a levitazione indotta", strutture leggere e fatue, sono un'ode alla meccanica fantastica creata dall'artista.

Opere che cercano un contatto con il visitatore che può toccarle, muoverle, spostarle, smitizzando, con questo suo agire, il concetto dell'inaccessibilità dell'opera d'arte che pertanto diventa fruibile come un divertente gioco, fonte di riflessione sulla realtà di noi uomini e donne contemporanei.

L'installazione è composta da ventiquattro personaggi, per un peso complessivo inferiore ai tre chilogrammi, sostenuti da quaranta litri di elio.


Alessia Muroni Per Fabio Paris Art Gallery
Artissima 2002

Le sculture di Roberto Ciroli partecipano di una qualità fantastica e nervosa, inquietante, che non sembra appartenere a questo tempo. Cattive, deformi, eppure umane e ironiche e persino tenere, le sue grottesche figure fanno pensare agli omini appuntiti che popolano le incisioni di Jacques Callot.

Una sottile vena di follia percorre quest'universo arrampicato su trespoli e scale ed esili trampoli di metallo, imprigionato in gabbie grottesche e squinternate cornici, o affacciato rissoso sul mondo da finestre condominiali.

Questi abitanti di cartapesta, perennemente sospesi in precario equilibrio fra cielo e terra, si trovano prigionieri in situazioni assurde, di eccessi alla Rabelais, di sconfitte che sanno d'amaro e di beffa allo stesso tempo. Sono marionette, sono scimmie, sono febbrili fantasie, sono ombre cinesi, sono fantasmi usciti come miasmi velenosi da qualche inconscio sotterraneo.

L'ironia serpeggia repentina e colpisce inesorabile, questi buffi ometti siamo noi, con le nostre piccole nascoste mostruosità, i nostri ingenui travestimenti, le nostre cattiverie e le nostre fragilità: un giardino di minimi mostri deliziosi.


Rocco Moliterni
"A Miart le pecore in scatola"
La Stampa - 6 Maggio 2002

[...] Un viaggio tra le gallerie di tendenza, fa ritrovare i nomi dell'arte giovane italiana degli ultimi anni da Botto&Bruno, con le loro immagini di periferie urbane, a Loris Cecchini, con i suoi oggetti che sembrano squagliarsi, da Roberto Ciroli, con le sue giostre e le sue altalene post-melottiane, all'ormai affermatissima Vanessa Beecroft, da Andrea Chiesi con le sue fabbriche più o meno dismesse a Giuseppe Perone, con le pecore grigie tra scatole nere. […]


Daniela Capelloni
1993

[…] dapprima sono solo segni su un foglio di carta (che rivelano una passione per H. Doumier e E. Schiele); poi questi segni si animano liberandosi in forme esili e naturali, attraverso i giochi delle linee arrugginite del metallo con il legno ed i colori terrosi, in uno spazio ambiguo dove fluttuano nella loro verticalità onirica ed enigmatica, animata da piccoli omini di cartapesta che vivono una "situazione" irreale, ironica,quasi fantastica. [...]

"Il dubbio della creazione"
Bresciaoggi- 19 Febbraio 2010

Nel "dubbio della creazione",[...] Roberto Ciroli, […] riflette sul fare artistico e sull'opera, che recupera con ironia, come per renderla più vicina attraverso il colloquio diretto.

Le figure desunte dalla storia dell'arte, vengono inserite in un "vuoto apparente" in una scatola in cui sono appese, sorrette da quasi invisibili fili di nylon; sospese nel vuoto nero, animate dalle chiavi dell'ukulele, per azionarle leggermente nello spazio, si mostrano per quello che sono, oggetti elaborati per aiutarci a comprendere il mondo, forse oggetti troppo mitizzati.

La riflessione sull'opera d'arte viene tradotta da Ciroli attraverso il dubbio non tanto per mettere in crisi la qualità, quanto piuttosto l'aura che il tempo costruisce attorno all'opera, sovente rendendola meno leggibile; ritorniamo all'opera con l'immediatezza di un segno, ma anche con il sorriso, dal momento che l'opera ci è sempre amica e ci insegna sempre qualcosa.


Vanda Sabatino
Introduzione al catalogo "Ma dove vanno tutti?"
Il box - motore per l'arte, 2004

La scultura oggi non può essere monumentale o celebrativa: mancano i committenti e al pubblico risulterebbe noiosa. Non può avere valore solo in funzione dell'architettura: non è più tempo di cattedrali. La scultura oggi vive per sé stessa. Afferma il puro esistere prima ancora che il significato. Si inserisce nella silenziosa atemporalità dello spazio e l'aria che la circonda è il suo unico conforto. Fra tutte le arti la scultura esprime al meglio il movimento. Crea moti sospesi, in divenire. Attimi estesi di vita.

E Roberto Ciroli è Scultore. Contemporaneo. Parla dell'uomo del suo tempo. E il codice linguistico è il corpo: una superficie composta da infiniti contatti fra luce e materia.

I suoi personaggi sono anime chiare di legno, ferro e carta. Nude sembianze di gesti, sguardi e torsioni. Sembrano caratterizzati da un moto a luogo. Da attività forzate. Cercano emozioni forti in Gabbie rotanti per stomaci gagliardi. Corrono in bicicletta, da soli o in tandem, per libera scelta o per necessità!

In questa mostra è possibile ricostruire il percorso artistico di Ciroli in cui si nota una progressiva purificazione della materia. In LINEE ORDINARIE URBANE che poi ti svegli che sei in periferia, l'artista mostra tratti di vita sprecata in attesa di arrivare altrove. Ma nell'installazione, i vagoni della metropolitana e gli oggetti sono stati annullati a favore delle persone. In quell'aria artificiale, in cui l'esterno è rappresentato per difetto, la folla crea solitudine. La gente è, e si sente, invisibile. Noia e anonimato generano goffaggine.

Fra le quarantacinque caricature ironiche riconosciamo il nonno con il nipotino spaventato; la Gigantessa cattiva; la donna che legge; il violinista per elemosina; la vecchia, curva sotto il peso di un cappello, appesa al palo, con un viso astratto da scimmia che ricorda un'alienata di Géricault. Una galleria di personaggi nati dal divertissement di un artista - uomo tra gli uomini. Emozioni raccontate per far ridere e riflettere.

Il lavoro di Roberto Ciroli suggerisce abilità tecniche e qualità umane necessarie alla scultura: pazienza e predisposizione al lavoro, lento, accurato, infinito.


Elena Di Raddo
Catalogo della mostra "Energie Naturali"
2002

[...] Roberto Ciroli inventa creature fantastiche che sembrano uscite dal teatro delle marionette che si muovono, ondeggianti, su improbabili, altissime altalene. I loro corpi, a metà strada tra l'essere umano, la scimmia e la cavia, sono plasmati nella terra contribuendo a far spaziare l'immaginario verso le profondità più nascoste del terreno, verso mondi in cui il grottesco e lo spaventoso si risolvono in una danza leggera di forme. [...]


Franco Migliaccio
1994

Le sue immagini d'origine espressionista o meglio, di tendenza neo figurativa che accentua l'espressività mediante manipolazioni deformanti, assumono valore emblematico e si proiettano nel sociale con passione civile e senso dell'ironia. Sculture polimateriche, modellate con piglio deciso e tocco sensibile e fresco; proiezioni vertiginose in senso verticale che mirano ad equilibri precari, instabili, ingenerando tensioni emotive e inquietanti disagi interiori.